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Come investire nel mercato immobiliare senza essere Donald Trump

30 dicembre 2018

Quello immobiliare è da sempre uno dei settori considerati tra i più sicuri per investire i propri risparmi.

Nonostante gli alti e bassi del mercato infatti, investire nel mattone non presenta gli elevati rischi presenti in altre forme di investimento, soprattutto se si investe in maniera oculata.

Sfortunatamente però, si tratta anche di un tipo di mercato nel quale le operazioni – sia nel caso di operazioni di compravendita dirette che attraverso fondi di investimento mobiliare – sono possibili solamente quando si ha la disponibilità di capitali di una certa rilevanza: si parla in genere di un ordine di grandezza dalle decine di migliaia di Euro in su.

Cosa succede quindi per chi ha sotto mano fondi decisamente più piccoli, sotto i cinquemila euro o anche meno?

Fino a poco tempo fa l’investitore avrebbe dovuto rinunciare a questa strada. Ultimamente, però, si stanno aprendo nuove opportunità in questo senso.

Può capitarci, infatti, di trovare in rete annunci che offrono la possibilità di investire in immobili anche con poche centinaia di Euro, facendo legittimamente sorgere il dubbio che ci sia dietro qualche genere di truffa o raggiro.

In realtà non sempre è così, l’annuncio potrebbe essere legato ad un nuovo metodo per investire nel settore che prende il nome di crowdfunding immobiliare (o “real estate crowdfunding” per utilizzare il termine completo originale in lingua inglese).

Di cosa si tratta esattamente? È una forma particolare di un metodo generale di raccolta di fondi, il crowdfunding appunto, applicato finora in diversi altri settori.

Il nome deriva da due termini inglesi crowd – che significa letteralmente folla – e funding – ovvero finanziamento.

In Italia potreste anche imbattervi nel termine “finanziamento collettivo”, ma in realtà lo strumento è molto meglio conosciuto con il suo nome inglese, per cui anche noi continueremo ad chiamarlo così.

Si parla di crowdfunding quando un gruppo più o meno esteso di persone mette in comune i propri soldi per partecipare ad una raccolta fondi.

Lo strumento è nato inizialmente per sostenere tramite un genere di microfinanziamento “dal basso” iniziative imprenditoriali, quali il lancio di un nuovo prodotto o di una startup innovativa.

Ciò è stato reso possibile dalla diffusione di Internet e del web – nello spirito della cosiddetta sharing economy – in quanto difficoltà pratiche rendevano difficile in precedenza coinvolgere e coordinare un rilevante numero di persone per iniziative del genere.

In generale esistono diverse categorie di crowdfuding, in relazione al tipo di remunerazione prevista per chi investe il proprio denaro.

In un primo modello detto lending based l’investitore presta il proprio denaro per la realizzazione dell’impresa ricevendone in cambio un dato interesse. Nel modello equity based, invece, con il proprio denaro l’investitore acquista effettivamente una quota del bene acquistato collettivamente o della società che promuove il finanziamento.

Nel caso specifico immobiliare, l’investitore dichiara la propria disponibilità a partecipare ad una raccolta fondi via web per finanziare un determinato progetto immobiliare (ad esempio la costruzione, l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile) in cerca di liquidità. L’investitore indica quindi la somma che è intenzionato ad investire ed al raggiungimento della cifra minima necessaria identificata da chi promuove l’iniziativa, il denaro viene effettivamente raccolto ed utilizzato per realizzare il progetto dichiarato inizialmente.

Come abbiamo visto, questo avviene tramite l’utilizzo di una qualche forma di piattaforma o portale web: Le prime piattaforme specificamente rivolte al crowdfunding immobiliare sono arrivate in Italia solo da pochissimo (citiamo solo a titolo di esempio Housers e Walliance, due tra le più diffuse), mentre già da qualche anno sono diffuse all’estero, in particolare negli Stati Uniti. Un dettaglio importante da sottolineare è il fatto che fino a poco tempo fa le società che potevano ricorrere al crowdfunding dovevano per legge essere società indicate dalla CONSOB, per definizione “piccole società di capitali (spa, srl o cooperative), da poco attive, impegnate in settori innovativi e tecnologici o a vocazione sociale”, definizione nella quale difficilmente rientravano imprese di tipo edilizio.

La cosiddetta “manovrina” dell’aprile 2017 (D.L. 50) ha però eliminato questa limitazione, permettendo a tute le piccole e medie imprese di ricorrere a questo genere di finanziamento, aprendo così la strada anche al crowdfunding immobiliare.

 

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